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ho il coraggio di un pazzo visionario che darebbe la vita per distruggere le creazioni della sua mente.....sono un pazzo romantico e masochista perche' non ricevo lodi per questo, anzi cio' va solo a mio danno....sono un pazzo idiota e speranzoso perche' penso ancora che ci sia qualcuno che puo' accettarmi
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ho una storia parallela. è una storia lineare. una storia lineare con un parallelo. un parallelo longilineo. è alto come una retta. mi descrive il mondo visto dai suoi occhi. non ho mai capito dove abbia la testa. dice che siamo tutti puntini. sostiene di essere ipermetrope. sostiene che l’ipermetropia gli è aumentata parallelamente nei due occhi dalla pubertà. ma mi ha detto di non aver mai guardato altre donne mentre parallelamente stava con me. le mie amiche mi chiedono cosa si provi a stare con un parallelo. credo siano parallelamente invidiose del fatto che cambiamo spesso paese di residenza. il lavoro di parallelo richiede sacrifici. ci muoviamo sulle rotaie della ferrovia parallela. lui dice che ha infiniti binari. tutti paralleli tra loro. lo svantaggio è che puoi fare il biglietto per un solo parallelo. lui non paga. e parallelamente io ho un’agevolazione. vediamo spesso altri treni che viaggiano parallelamente. ma io non credo che i paralleli siano infiniti. non posso pensare che lui sia solo uno tra i tanti paralleli. e odio i suoi parallelismi sulle vite parallele che si svolgono parallelamente. Io non voglio essere parallela. Mercoledì abbiamo litigato perché sosteneva che i miei seni non fossero paralleli ma incidenti. Ho chiamato la mia assicurazione per rassicurarmi almeno sul parallelismo dei miei capezzoli. L’assicuratore Lello è corso da me. Fa bene il suo lavoro. Peccato sia un disabile parallelo. Per spostarsi ha bisogno di saltare su parallele. Per questo tipo di disabili il comune ha fatto costruire intere piste di parallele accanto a quelle ciclabili. Ore pare il sindaco stia progettando delle parallele mobili alimentate a luce solare. Ma non voglio fare digressioni parallele. Lello l’assicuratore disabile parallelo ha misurato le rette su cui insistono i miei seni e i miei capezzoli. Lello mi ha rassicurata. E’ certo di aver notato nei miei seni almeno due cellule con i nuclei disposti parallelamente. Ho riferito tutto al mio parallelo longilineo. Lui è stato felicissimo di sapere che esiste un parallelismo anche in me. Abbiamo deciso di mettere al mondo un bambino. Sarà difficile concepirlo parallelamente al suo lavoro sulla ferrovia parallela. Ma ogni difficoltà è sormontabile quando sento il suo corpo stendersi parallelamente alle mie due cellule parallele. E anche se esistessero decine, centinaia, migliaia, di paralleli, io continuerei a correre con lui su questo nostro parallelo. Forse non è il più centrale dei paralleli. Ma sono sempre stata convinta che il parallelo più grande è quello che va più stretto al mondo. Come la cintura che mentre scrivevo, parallelamente, mi stringeva i fianchi.
Due rette sono parallele quando mantengono la stessa distanza, quindi non hanno alcun punto in comune.
sta ancora gocciolando il tuo sangue sul bicchiere capovolto. sul tavolo. sulla giacca sporca di vino. il tuo corpo è ancora appeso a testa in giù. le ginocchia muovono l’aria come le pale di un ventilatore. la vita si svolge frenetica sotto. la vita scorre senza variazioni al di sotto del tuo corpo. hai lasciato un corpo ferito disteso sull’aria. nemmeno un vaso è stato suturato. il tuo corpo è stracciato come la carta da regalo del nostro nuovo regalo. sei la vittima che innalziamo sul nostro altare lavato dal vento. stai lentamente rotolando giù dal tuo Golgota. ma la tua croce è così grande da farti ancora ombra. tu sei l’ombra della tua croce. stai scavando solchi sul tuo viso come quell’ombra scava la luce. definisci la terra che ti appartiene su questo mondo. definisci il tuo pezzo di tragedia. definisci la tua fine. stai solo respirando le tue lacrime. presto ne avrai pieni i polmoni. e questi tasti batteranno ancora. e più forte.
e in fin dei conti
so che nessuno commenta ciò che faccio o che scrivo
qui e altrove
perché non sono né femmina né un tipo che sta sempre a genio
so anche che non posso fare altro che diventare muto
quando il mondo mi sembra irreale per la sua assurdità
so anche che sono uno di quelli che passano + tempo a pensar di fare che a fare
so che avrò enormi lacune per questo
so che potrei essere diverso
ma in fin dei conti
che importa?
che importa non avere il plauso di persone che non stimo?
che importa non parlare e restare muto?
che importa dei giudizi di esseri che disprezzo?
e allora mi dico che
in fin dei conti
avrò le mie lacune
sarò pure un giustizialista (ahahhahahah, ma dai! io?!)
però a me va abbastanza bene
non perché pensi di vivere nettamente bene in questa situazione
ma perché penso di avere un modo di pensare
che magari sarà anche comune a quello di molti altri
non so
però mi soddisfa proprio
insomma
sarò anche una semplice cotoletta alla milanese
però a me la cotoletta alla milanese con un po’ di limone
piace
caro maestro
caro maestro
stasera vorrei interrompere la lezione
caro maestro scusami se interrompo la tua lezione
caro maestro proprio non capisco
non so davvero cosa non capisco
però vorrei prendere la parola
questa sera
semplicemente per dire che non capisco
e che il non capire è già di per sé un elemento compiuto
non posso dire cosa non capisco
o forse posso anche
ma non capisco il senso di dirlo
quando non capisco il senso di parlare rabbrividisco
perché per dio caro maestro
sono pur sempre la parola e lo scritto le mie forme preferite
ma vedi maestro
io prendo la parola e ti annoio con giri di parole
stai cercando il problema caro maestro
anche io lo sto cercando
come un bimbo che cerca nella scatola dei giochi
ma proprio non lo trovo niente
né il problema
né il senso
né il motivo per parlare
ma questa lezione
almeno per questa sera
io la voglio interrompere
questa è una cosa tra me e te
tanto a che serve dirlo ad altri
io alzo la mano e tu tenti di spiegarmi
quello che io non conosco
non conosco al punto da non potertelo far conoscere
ma almeno io e te
fermiamoci questa sera
tanto la gente stupida continuerà a correre
noi non capiremo nemmeno stasera forse
e loro non si fermeranno nemmeno stasera
vedi, penso ci sia qualcosa di sbagliato
ancora una volta te lo dico
non so bene cosa, capisci?
ma io te lo voglio dire
così io e te ci riflettiamo insieme
smettiamola per una volta con questa stupida lezione
io alzo la mano e tu mi guardi fisso negli occhi
e cerchi di capire
lo sai che c’è un sax che suona nella mia testa stasera?
perché io quando non capisco ascolto la musica
la mia musica
e mi concentro
sembro distratto
ma sto solo sentendo la musica
stasera c’è un bel sax
e stasera ho davvero l’impressione
che proprio non valga la pena
sprecare parole
perché io non capisco
ed a volte è meglio non capire
anche se tutto ciò ritornerà
lo so
tornerà
e io te staremo ancora qui a parlarne
ti interromperò di nuovo
ma sempre per meno tempo
poi infine non ti interromperò più
e i miei dubbi saranno dubbi vitali
connaturati alla mia stessa esistenza
ma questa sera a questo non voglio pensarci
questa sera sono contento di aver alzato la mano
di aver interrotto la tua lezione
e ora
come tutti gli studenti
che dopo una domanda e una spiegazione
avrebbero ancora mille o nessuna domanda
ma davvero non hanno capito
abbasso la mia mano
con il sorriso sul volto
e la mano mestamente flessa
mi chiedo proprio cosa significhi
cosa significhi quello che mi stanno dicendo
è il solito film muto in cui c’è gente che si sgola
stanno ondeggiando tutti come alghe
e io sono perplesso
così perplesso da essere indifferente
di un’indifferenza così totale
così radicale
che non so se mi appartenga
o se magari io sia già dentro il prossimo corpo
in cui qualcuno dice che dovrei reincarnarmi
sono indifferente
non solo
ma anche
perché deluso
non tanto deluso da esserlo davvero e con pienezza
ma abbastanza da essere indifferente
indifferente ai progetti, agli studi, ai premi
si aspetta il peggio per scaramanzia
a me non piace la scaramanzia
perché per avere il peggio non serve cercarlo
basta non sforzarsi di ottenere il meglio
per morire non serve uccidersi
basta smettere di respirare
a volte uso il casco integrale
quando fa freddo
quando fa freddo devo lasciare un spiraglio della visiera aperto
per non farlo appannare
spesso però mi chiedo cosa succederebbe
se semplicemente
semplicemente
mi sedessi da qualche parte
e non aprissi quella visiera
se semplicemente appannassi quel pezzo di plastica trasparente
e la mia testa
finalmente
fosse isolata dal mondo
da un sottile velo di molecole condensate
che rendono giustizia alle persone intorno
dando loro la non-forma che meritano
io chiuderei la mia visiera
e i miei pensieri avrebbero finalmente una dimora certa
una dimora che ha per mura
solo quelle del mio respiro
penso che per ricominciare scrivere non serva un solo motivo
e nemmeno una sola volta in cui ne senti il bisogno
devo avere almeno dei piccoli motivi accessori
e sentirne il bisogno almeno 3 volte di seguito
poi puoi ricominciare a scrivere
sul perché
sul percome
non mi dilungo troppo
chi mi conosce
o anche solo chi ha letto qualche pezzo di questo blog
lo sa
sarebbe un’offesa alla loro intelligenza dirlo esplicitamente
dico invece che mi ritrovo bene in questa stanza buia
con i termosifoni sempre un po’ + alti del necessario
e la mente che vorrebbe abbandonarsi al soffocante tepore
mi piace fare il medico perché a volte, e per alcuni
è utile saper usare bene le parole
la sequenza
il ritmo
i modi
i gesti
lo sguardo
in realtà ci sono poche regole
piuttosto insulse a dire il vero
una delle + stupide ed efficaci
è dire che il peggio è passato
dà sempre forza e speranza nel futuro
ma allo stesso tempo
essere chiari sulle difficoltà
sui momenti importanti
superati i quali si andrà meglio
in fondo quello che si chiede
è un traguardo
una fine
il peggio da dire è che la sofferenza non avrà fine
che potrà andare peggio
ma non si sa quando
il paziente irrimediabilmente si scoraggia
pensa che in fondo
se è così
la terapia non ha senso
e inizia a chiedersi se anche il farsi curare abbia un senso
o meno
e non bisogna mai arrivare a questo
togli la speranza a una persona
e gli avrai tolto la vita
probabilmente questo significa fingere
ma anche prendersi la responsabilità di promettere
promettere che un traguardo c’è
che superato quello qualcosa
qualche piccola cosa
andrà meglio
in fondo la malattia non è altro che l’accorgersi del non-senso della vita
negli ultimi giorni mi chiedo spesso
se la mia di vita abbia un senso
che cosa voglio in realtà
talvolta mi sono risposto che la mia vita
e la mia morte
come fenomeni
mi sono indifferenti
se per un attimo fermate il moto dei vostri atomi
se per un attimo
per un solo attimo
pensate a cosa possa contare la vostra morta o la vostra vita
per l’essere
penso che vi accorgerete che non conta poi così tanto
la felicità, la gioia
o la tristezza, la rabbia
moriranno con la nostra voce
l’eco si propagherà
per un po’
nello spazio intorno
e poi le altre voci avranno la meglio
è per questo che non mi interessa quasi nulla di ciò che spesso interessa
mi interessa per esempio la luce dello schermo in questa stanza vuota
come i tasti sono modellati dalla luce
come la luce suona sulle nocche delle mie dita
variando il chiaroscuro
e non mi interessano i quadri
e nemmeno che la mia pergamena di laurea sia appesa in questa stanza
penso solo che sono fortunato
a non poter vedere il mio sguardo
quando scrivo a questo computer
per questo blog
per ne riderei a crepapelle
e poi ne morirei di vergogna
perché so bene di poter essere molto ridicolo
e di esserlo stato concretamente
ma in fondo anche queste cose contano poco
nella mia vita ci sono un insieme di esperienze che ho sempre immaginato
ma che non ho mai avuto sufficiente interesse e forza per fare
per esempio buttarmi tra i bambini miei amici quando questi giocavano ad azzuffarsi
mi sarebbe piaciuto molto
li guardavo
solo che mi sentivo goffo e intimidito da tutti quei corpi
di cui non potevo prevedere gli spostamenti
e così rimanevo a guardare
quando ci provavo ero poco spontaneo credo
forse proprio per il mio non lasciarmi andare in quel momento di gaudio
è lì che ho iniziato a stare da solo
e poi col tempo mi ci sono abituato
e così ho finito per non avere molti amici
e anche per farmi piacere tutto questo
ho creato i miei hobbies
indipendenti da tutto e tutti
e questo è anche un piccolo vanto in fondo
ma è anche vero che non so fare altrimenti
ma sono due facce della stessa medaglia
forse queste cose dovrei dirle + che scriverle
ma per dirle servono una persona e un motivo
e io non ho né l’una né l’altra
ma anche questa sarà una delle mie fisime
a quanto ho capito
sbaglio spesso a valutare le situazioni
ho sempre pensato di essere + ossessivo compulsivo
che borderline
ma chissà
forse con gli anni si cambia
sì decisamente
si cambia
tuttavia
ci sono delle cose che non sono molto cambiate
in fin dei conti io sono sempre a scrivere qui
un filo ci sarà
ricordo una volta in cui decisi che dovevo cambiare
avrà avuto sui 15-16 anni
o chissà quanti
piansi molto tempo in un letto della mia casa di montagna
recentemente cambiato di posizione
oggi penso che la gran parte di quel cambiamento che avevo progettato
l’ho compiuto
e mi fa piacere essere così
ma su certe cose sono come allora
le persone continuano a farmi del male
e i cambiamenti del loro tono di voce
continuano a stupirmi
così che mi concentro + su quelli
sul loro volto che si adatta alla forma delle loro parole
che su ciò che mi dicono
a volte mi succede
forse meno di prima
ma mi succede ancora
perché
ancora una volta
a me non interessa quello che stanno dicendo
mi interessa il loro volto
la luce sul volto che si contrae
il suono delle parole
il vibrare del mio timpano sotto quelle onde
quello che dicono
il significato
non ha molta importanza
quello che mi offende è il loro tono
il loro modo
per questo cerco sempre di essere calmo anche quando dico cose violente
o magari di sorridere
così ne esce fuori una dissociazione tra senso delle parole ed espressione
che disorienta talvolta
o che mi fa apparire freddo e glaciale
ma in fondo anche questo giudizio conta relativamente
quello che conta davvero è Mojo Pin di Buckley
anzi nemmeno quella
conta solo il suono di quella canzone in questa stanza
in questo momento
il suono illuminato dalla stessa luce del monitor
la luce che sfacciata illumina
i miei castelli di carte senza cuori
avrei voluto scrivere questo post ieri
illuminato dalla luce soffusa della stanza di halle
ma lì la luce di questo schermo sarebbe stata un affronto
lì molte delle persone che conosco sarebbero state un affronto
forse io sono stato un affronto
hai ragione
non è obbligatorio tornare qui
soprattutto perché lì avevo davvero avevo molto
molto del desiderabile
perché tornare allora?
mi sono posto la domanda
avrei voluto risponderti che torno per la mia città
o per le persone
la verità è che il motivo principale
è che qui ho un conto in sospeso
con me stesso, ma anche con altri
e voglio saldarlo
non mi tiro indietro
accetto la sfida
e torno anche perché qui si combatte una guerra
ogni giorno
e io voglio mantenere la mia trincea finchè sarà possibile
ho una squadra
dei compagni di ventura
nessuno chiederebbe mai di me in mia assenza
ma io sono fedele
almeno per ora il mio posto è qui
anche se lì avevo comprensione
e tante
tante potenzialità
di ogni tipo
ma in nessuna parte del mondo posso per ora trovare una trincea come quella che abbiamo costruito qui
anche se forse
forse per voi non è così
per me noi siamo una squadra
e io cadrò sempre un attimo dopo degli altri
mio capitano
anche se non posso dirtelo
anche se non posso baciarti
non sei solo
io sono con te
e con me ci sono persone da ogni parte del mondo
tutti sono in me
non molleremo
qualcosa cambierà
è ora di svegliarsi
parto e perdo le radici che ho coltivato in te
torno forte di te
torno forte di tutti voi
esistono milioni di mondi possibili
ora almeno so meglio cosa cercare
a settembre
ricomincio da tre
ricomincio da te
ricomincio dal te
spero che l’onda del mare di agosto porti via con sé tutti coloro che eccedono il numero tre
buon vacanze a tutti
ma proprio tutti eh!
in fondo sono contento così
betty tossica
le vacanze sono come un salto in lungo
prima che si vada fuori tanti corrono
dopo ci saranno solo quelli che superano il salto
inevitabilmente qualcuno che zoppicava
viene tagliato via
in fondo le vacanze hanno questa funzione
selezionano i rapporti
a settembre c’è sempre qualche rapporto inutile in meno
qualche persona inutile in meno
qualche posto che si libera in rubrica
qualche nuovo amico/a che ne prende il posto
le vacanze servo a questo forse
e io non sono infelice
perché la mia rubrica è proprio stracolma
e bisogna fare un po’ di spazio
buttare la carne che si è irrancidita nel frigo
c’è da troppo tempo!
mi è capitato spesso negli anni
ma questa volta non sono infelice
perché ieri sera mi sono ricordato ancora una volta
(capita ogni tanto)
chi sono
e chi sono gli altri
e mi sono detto: e io dovrei anche essere infelice se perdo questa gente?
mi sono fatto una sonora risata
la signora affianco si è girata
dopo giorni di sguardo perso nel vuoto
io mi faccio una fragorosa risata
e vi cancello
a uno a uno
a una a una
con grande soddisfazione
e memorizzo altra gente
io la memoria + grande non me la voglio comprare
la memoria del mio cervello è sufficiente a ricordare perché vi cancello
poi i vostri numeri ritorneranno ad essere alcune delle tante possibili associazioni numeriche
i vostri numeri
come le vostre parole
saranno senza valore
“credo molto nell’autoerotismo: è pur sempre la più economica e piacevole forma di castrazione” “l’autoerotismo non è solo un atto assoluto, come e più della fellatio e della sodomia, ma anche la forma più elevata di protesta sessuale antisociale e antinaturale” “l’impellenza della castrazione sessuale sta tutta nella sublimazione dell’incomunicabilità, una castrazione sociale sulla quale c’è abitudine al consenso implicito”
la mia amicizia
chi mi conosce
chi a volte ha letto qualche post di questo blog
sa come la penso sull’amicizia
ho pochi amici
davvero pochissimi
due per l’esattezza
gli altri non sono amici
anche se spesso li tutelo in modi simili
ma meno “carnali”
ma i due amici sono sacri
chi fa del male a loro
lo fa a me
con la differenza che loro sanno perdonare molto + spesso di me
se potessi li vendicherei sempre
con gli interessi
sono + puri di me
e vanno salvaguardati
e salvaguardarli significa anche continuare a ravvivare la fiamma dell’idea di giustizia in loro
spesso le vicende sono ingiuste
oltre il limite del nostro agire
del mio agire
ma quando posso
quando qualcosa ricade sotto la mia influenza
io cerco di proteggerli
ma anche di offendere se qualcuno li offende
anche se a me non ha fatto niente
loro sono parte di me
parte di me è in loro
chi offende loro non può non offendere me
il mio modo di pensare
le mie convinzioni
che spesso coincidono con le loro
chi mi conosce sa anche che non si diventa miei amici facilmente
non perché ci sia necessariamente bisogno di anni
ma solo perché ho bisogno di fidarmi
e la fiducia implica costanza
e la costanza implica tempo
ma se sei mio amico
io ti difenderò
anche + di quanto difenderò me
di sicuro farò errori
ci saranno malintesi
io sbaglio spesso
ma cercherò di chiarirli
ma se il mondo è un campo di battaglia
stai sicuro che il mio corpo sarà sempre almeno accanto al tuo
se non davanti
questa è la mia amicizia
io ti sono vicino
io voglio esserti vicino
se c’è una cosa che sentirai
prima di lasciarti andare per sempre
sarà il mio respiro
voi mi chiedete di gioire
ma io non posso gioire ora
gioisco con un sorriso
ma non posso essere pieno di gioia traboccante
perché ho provato il senso di una grandezza piena di infinità
e quello che io provo ora
questo mezzo sorriso
che dipinge le tele che si succedono nella mia vita
è solo un lieve pallore
di quella pienezza provata
mi chiedete di gioire per questa laurea
una laurea che ha 6 anni
mentre io ho gioito per l’eternità
cosa sono 6 anni rispetto all’eternità?
un mezzo sorriso
e forse nemmeno
la mia vita ha vissuto il suo massimo
per poco
ma l’ha vissuto
ora tutto
nel confronto
è solo un mezzo sorriso
sono tristi i mezzi sorrisi
avete ragione
ma è questa la realtà:
bisognerebbe morire ogni volta che si sente davvero
perché ogni emozione pura
è un marchio
che rimarrà per il resto della vita
perché ogni emozione pura
è una condanna a morte
a una morte fatta di mezzi sorrisi
una volta toccata l’infinità
il tempo non ha + senso
le ore, i minuti, i secondi
perdono di senso
perché la vita assume il senso delle emozioni
ma poiché nessuna emozione provata si ripete
è una vita priva di emozioni
che ha senso solo per le emozioni che dovrebbe avere
che non ha
perciò non ha senso
e voi mi chiedete di gioire
questa è la mia gioia
bacio il tempo delle emozioni trascorse
la vita dopo è bruciata
e le ceneri
le ceneri possono essere disperse
c’è un moto che mi trattiene vicino alla vita
come la musica che sento
che si accosta alla pienezza del suono
baciandola
aggrappandosi ad essa
in questa corsa triste e disillusa
rimane
la sensazione
di aver vissuto qualcosa di davvero eterno
anche se per poco
e anche se non con una persona sola
ma tanti pezzetti di eternità della mia vita
tornano a galla
e compongono un puzzle
sulla superficie dell’acqua
e in questo quadro
si intravede il luccichio dell’eternità
è molto lontana
ma nella vita basterebbe avere
la sensazione dell’eternità
per poter riuscire a non dimenticare se stessi
dopo morti
ed è per questo che ringrazio
chi colpisce
ma questo non significa che non reagirà
questo non significa che starò a guardare
i miei sentimenti sono nati dalla vendetta
e nella vendetta moriranno
come quelli di molti in fondo
ringrazio
ma
sarà un venticello…
come quello del barbiere di Siviglia
a causa degli strani commenti (virus?) che sono apparsi in questi ultimi giorni sul blog, d'ora in poi potranno commentare solo gli utenti iscritti a splinder, non + gli anonimi
spero che sia un problema provvisorio e che potrò presto ritornare alla libertà massima
ciao a tutti
Cominciò con un inaspettato censimento etnico, nel mezzo dell’estate di settant’anni fa, la vergognosa storia delle leggi razziali italiane. Alle prefetture fu diramata una circolare, in data 11 agosto 1938, disponendo una “esatta rilevazione degli ebrei residenti nelle provincie del regno”, da compiersi “con celerità, precisione e massimo riserbo”. La schedatura fu completata in una decina di giorni: 47.825 ebrei censiti sul territorio del regno, di cui 8.713 stranieri (nei confronti dei quali fu immediatamente decretata l’espulsione). Per la verità si trattava di cifre già note al Viminale. “Il censimento quindi fu destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare”, scrive la storica francese Marie-Anne Matard-Bonucci ne “L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei” (il Mulino). Naturalmente, di fronte alle proteste dei malcapitati cittadini fatti oggetto di quella schedature etnica fu risposto che essa non aveva carattere persecutorio, anzi, sarebbe servita a proteggerli. Nelle diversissime condizioni storiche, politiche e sociali di oggi, torna questo argomento beffardo e peloso: la rilevazione delle impronte ai bambini rom? Ma è una misura disposta nel loro interesse, contro la piaga dello sfruttamento minorile! Si tratta di un artifizio retorico adoperato più volte nella storia da parte dei fautori di misure discriminatorie: “Lo facciamo per il loro bene”. A sostenere la raccolta delle impronte sono gli stessi che inneggiano allo sgombero delle baracche anche là dove si lasciano in mezzo alla strada donne incinte e bambini. Ma che importa, se il popolo è con noi? Lo so che proporre un’analogia fra l’Italia 1938 e l’Italia 2008 non solo è arduo, ma stride con la sensibilità dei più. L’esperienza sollecita a distinguere fra l’innocenza degli ebrei e la colpevolezza dei rom. La percentuale di devianza riscontrabile fra gli zingari non è paragonabile allo stile di vita dei cittadini israeliti, settant’anni fa. Eppure dovrebbero suonare familiari alle nostre orecchie contemporanee certi argomenti escogitati allora dalla propaganda razzista, circa le “tendenze del carattere ebraico”. Li elenco così come riportati il libro già citato: nomadismo e “repulsione congenita dell’idea di Stato”; assenza di scrupoli e avidità; intellettualismo esasperato; grande capacità ad adattarsi per mimetismo; sensualismo e immoralità; concezione tragica della vita e quindi aspirazioni rivoluzionarie, diffidenza, vittimismo, spirito polemico e così via. Guarda caso, per primo veniva sempre il nomadismo. Seguito da quella che Gianfranco Fini, in un impeto lombrosiano, ha stigmatizzato come “non integrabilità” di “certe etnie”; propense –per natura? per cultura? per commercio?- al ratto dei bambini. Il che ci impone di ricordare per l’ennesima volta che negli ultimi vent’anni non è stato mai dimostrato il sequestro di un bambino ad opera degli zingari. Un’opinione pubblica aizzata a temere i rom più della camorra, si trova così desensibilizzata di fronte al sopruso e all’ingiustizia quando essi si abbattono su una minoranza in cui si registrano percentuali di devianza superiori alla media. Tale è l’abitudine a considerare gli zingari nel loro insieme come popolo criminale, da giustificare ben più che la nomina di “Commissari per l’emergenza nomadi”, incaricati del nuovo censimento etnico. Un giornalista come Magdi Allam è giunto a mostrare stupore per la facilità con cui si è concesso il passaporto italiano a settantamila rom. Ignorando forse che si tratta di comunità residenti nella penisola da oltre cinquecento anni: troppo pochi per concedere loro la cittadinanza? Eppure sono cristiani come lui… Il censimento etnico del 1938, “destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare”, come ci ricorda Marie-Anne Matard-Bonucci, in ciò non è molto dissimile dal censimento dei non meglio precisati “campi nomadi” del 2008. In conversazioni private lo confidano gli stessi funzionari prefettizi incaricati di eseguirlo: quasi dappertutto le schedature necessarie erano già state effettuate da tempo.L’iniziativa in corso riveste dunque un carattere dimostrativo. E i responsabili delle forze dell’ordine procedono senza fretta, disobbedendo il più possibile alla richiesta di prendere le impronte digitali anche ai minori non punibili, nella speranza di dilazionare così le misure che in teoria dovrebbero immediatamente conseguirne: evacuazione totale dei campi abusivi e di quelli autorizzati ma fuori norma; espulsione immediata dei nomadi extracomunitari e, dopo un soggiorno di tre mesi, anche dei nomadi comunitari; quanto agli zingari italiani, gli verrà concesso l’uso delle aree attrezzate solo per brevi periodi, dopo di che dovranno andarsene (sono o non sono nomadi? E allora vaghino da un campo all’altro, visto che le case popolari non gliele vuole dare nessuno). Si tratta di promesse elettorali che per essere rispettate implicherebbero un salto di qualità organizzativo e politico difficilmente sostenibile. Dove mandare gli abitanti delle baraccopoli italiane –pochissime delle quali “in regola”- se venissero davvero smantellate tutte in pochi mesi? Chi lo predica può anche ipocritamente menare scandalo per il fatto che tanta povera gente, non tutti rom, non tutti stranieri, vivano fra i topi e l’immondizia. Ma sa benissimo di alludere a una “eliminazione del problema” che in altri tempi storici è sfociata nella deportazione e nello sterminio. Un’insinuazione offensiva, la mia? Lo riconosco. Nessun leader politico italiano si dice favorevole alla “soluzione finale”. Ma la deroga governativa al principio universalistico dei diritti di cittadinanza, sostenuta da giornali che esibiscono un linguaggio degno de “La Difesa della razza”, aprono un varco all’inciviltà futura. Negli anni scorsi fu purtroppo facile preconizzare la deriva razzista in atto. Per questo sarebbe miope illudersi di posticipare la denuncia, magari nell’attesa che si plachi l’allarmismo e venga ridimensionata la piaga della microcriminalità. La minoranza trasversale, di destra e di sinistra, che oggi avverte un disagio crescente, può e deve svolgere una funzione preziosa di contenimento. Gli operatori sociali ci spiegano che sarebbe sbagliato manifestare indulgenza nei confronti dell’illegalità e dei comportamenti brutali contro le donne e i bambini, diffusi nelle comunità rom. Ma altrettanto pericoloso sarebbe manifestare indulgenza riguardo alla codificazione di norme palesemente discriminatorie, che incoraggiano l’odio e la guerra fra poveri. Non si può sommare abuso ad abuso di fronte ai maltrattamenti subiti dai bambini rom. Quando i figli degli italiani poveri venivano venduti per fare i mendicanti nelle strade di Londra, l’esule Giuseppe Mazzini si dedicò alla loro istruzione, non a raccogliere le loro impronte digitali. L’ipocrisia di schedarli “per il loro bene” serve solo a rivendicare come prassi sistematica, e non eccezionale, la revoca della patria potestà. Dopo le impronte, è la prossima tappa simbolica della “linea dura”. Siccome i rom non sono come noi, l’unico modo di salvare i loro figli è portarglieli via: così si ragiona nel paese che liquida l’“integrazione” come utopia buonista. A proposito del sempre più diffuso impiego dispregiativo della parola “buonismo”, vale infine la pena di evocare un’altra reminescenza dell’estate 1938. Chi ebbe il coraggio di criticare le leggi razziali fu allora tacciato di “pietismo”. Con questa accusa furono espulsi circa mille tesserati dal Partito nazionale fascista. E allora viva il buonismo, viva il pietismo.
Gad Lerner, Un altro censimento: 70 anni dopo, in "La Repubblica", 5 luglio 2008
Il paese che purtroppo amo
http://italiadallestero.info/archives/495
Amare l’Italia non è mai stato più difficile di oggi. Tuttavia, l’autrice non potrebbe vivere altrove. Storia di una confusione di emozioni.
Quell’estate, in cui mi sono innamorata degli italiani, sulle spiaggie si raccontava delle frodi di Bettino Craxi, e io pensavo: strano paese, dove anche i bagnini sanno come imbroglia il leader socialista! Era l’estate del 1989, io ero distesa sulla sdraio e ascoltavo il bagnino, che senza alcuna remora parlava del sistema del finanziamento illecito ai partiti socialista e democristiano, degli abusi d’ufficio e delle tangenti, delle infiltrazioni e omicidi mafiosi come se si trattasse del prossimo torneo di bocce sulla spiaggia.
Nello stesso anno mi recai in Sicilia per la prima volta come giornalista. Lì ho conosciuto il funzionario di polizia che ha fatto luce sulla Pizza Connection, traffico di eroina tra
Il Ministero dell’Interno lo aveva invitato a lasciare
In Italia adesso si va avanti, pensavo. L’ italiano al mio fianco rimase scettico.
Solo due anni più tardi mi sono arresa anch’io all’immaginario tedesco dell’Italia e sono passata dalla parte dell’italiano al mio fianco, nella terra del viaggio italiano “dove in genere nessuno lavora solo per vivere, ma per godere, e dove anche il lavoro per vivere è un’occasione di felicità”, nella terra con una eterna natura meravigliosa e intrepidi magistrati. A Milano stava per essere scoperta tangentopoli e le trasmissioni televisive più seguite erano quelle che venivano trasmesse dal palazzo di giustizia di Milano. Allo stesso tempo, con il maxiprocesso di Palermo Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per la prima volta nella storia giudiziaria italiana, riuscivano a portare a termine un processo di mafia attraverso tutti e tre i gradi di giudizio, senza che la mafia riuscisse a ribaltare le sentenze nei gradi intermedi. E anche dopo l’assassinio di entrambi i magistrati, non vi era alcun dubbio che l’Italia si trovasse ad un punto di svolta sulla questione morale e non volesse essere più permeabile alla mafia e alla corruzione della classe politica: nel 1993 il primo ministro, per la settima volta, Giulio Andreotti fu accusato a Palermo di associazione mafiosa.
Le cose cambieranno, pensavo. Solo l’italiano al mio fianco rimase scettico. Da 2000 anni qui comanda
Io invece consideravo la chiesa come una scelta personale e la mafia come un fenomeno creato dagli uomini: come tale avrà un inizio ed una fine, come disse anche Giovanni Falcone. Perché questo non dovrebbe valere anche per le altre cose in Italia? Cominciai ad avere qualche dubbio, quando le critiche ai pubblici ministeri cominciarono a farsi sempre più forti. Non c’è nulla di più sgradito nella cattolica Italia del cosidetto giustizialismo, manie di giustizia: Non siamo forse tutti peccatori davanti a Dio? Gli italiani smisero di tirare monete ai politici. E cominciarono a votare Berlusconi. La sua discesa in campo fu caratterizzata da tacchi alti, un partito fatto in casa e con calze da donna sugli obbiettivi delle telecamere per migliorare la sua immagine. I redattori di giornali tedeschi cominciarono a telefonarmi eccitati e a chiedermi cosa fosse successo agli italiani. Con serenità citai il giornalista italiano Indro Montanelli, “Il modo migliore per immunizzare gli italiani contro Berlusconi, è lasciarlo governare per una volta”. Non potevamo prevedere che gli italiani fino ad ora si sarebbero lasciati immunizzare senza successo per ben tre volte. Berlusconi deve essere qualcosa di simile all’ebola, ha affermato lo scrittore Roberto Alajmo.
Alla seconda vittoria elettorale di Berlusconi il livello di sgomento era già diminuito, la terza volta nessuno dei miei colleghi tedeschi ha chiesto alcunché. Berlusconi era diventato qualcosa di simile ad un reumatismo cronico, qualcosa come la mafia, che in Germania non si capisce come non si possa tenere sotto controllo. I miei colleghi in Germania iniziarono a scrivere canzoni di addio per un paese per il quale già Pasolini ebbe a piangere: “Ho amato gli italiani purtroppo, sia al di fuori dei palazzi del potere (e anche in disperata opposizione a questi) e sia al di fuori dei modelli populisti e umanitari. E’ stato un vero e proprio sentimento di amore esistenziale. Così, con tutti i miei sensi, mi sono reso conto come l’imposizione di nuovi modelli consumistici abbia modificato, sfigurato e umiliato in maniera irreparabile la coscienza del popolo italiano”.
Per i corrispondenti esteri la rielezione di Berlusconi è stata tuttavia un colpo di fortuna, perché sotto il governo Prodi, era ancora più difficile spiegare ai lettori cosa succedeva in Italia. Prodi non è Berlusconi, cosa che in Germania lasciava intendere che “la destra è il male, a la sinistra il bene”. Questo stereotipo non va d’accordo con il fatto che anche l’ex leader comunista, Massimo D’Alema quando era al governo inciuciasse con Silvio Berlusconi e sostanzialmente abolisse la legge sui pentiti di mafia. Ancora più difficile da veicolare ai lettori è il perché Clemente Mastella, ministro della Giustizia nell’ultimo governo Prodi, si occupasse personalmene di fare in modo che i pubblici ministeri venissero ricusati non appena si occupassero di casi coinvolgenti politici italiani. Al procuratore calabrese Luigi De Magistris fu avocata un’indagine perché, in un’ inchiesta sull’uso di fondi europei, aveva deciso di indagare non solo sugli amici del Ministro della Giustizia ma anche nei confronti di Prodi stesso, quando questi era ancora in carica come Presidente della Commissione europea. Poco dopo il ministro della Giustizia fu costretto alle dimissioni per abuso di potere ed estorsioni, cosa che ha portato alla caduta del governo Prodi.
Ma non è poi sempre così in Italia? Dissero i miei amici tedeschi. Poi quasi annoiati, sottolinearono, non senza un sorriso, il fatto che si trattava del 62mo governo del dopoguerra, cosa che mi irrita sempre un po’. Infatti, a differenza della Germania, i 62 governi del dopoguerra non sono espressione diretta della capacità tipicamente mediterranea di cambiamento, bensì il rituale di una casta di politici che si spartiscono il potere da 60 anni. In Italia non ci sono facce nuove sulla scena politica da 30 anni. Chi è riuscito ad entrare in Parlamento rimane seduto al suo scranno sino alla morte, e Andreotti, non morirà mai. Qui si riesce a vendere il leader dei Democratici di Sinistra, Walter Veltroni, che è in politica dagli anni Settanta, come il nuovo. Perché sicuramente è un nuovo arrivato, rispetto al novantenne Andreotti.
Berlusconi ha ripreso il suo ruolo di clown che governa una nazione derisa e per la quale gli stranieri si interessano solo per sapere dove sono le sue spiagge più belle, i suoi alberghi più economici e i ristoranti migliori. Ma dietro quest’opera buffa si nasconde un paese impaurito e fermo. Un paese che ha perso molte occasioni per il suo progresso in campo culturale ed economico. Un paese che è governato da un cinico, accusato di frode fiscale, falso in bilancio, partecipazione ad associazione mafiosa, corruzione, complicità in attentati - tutte accuse che sono finite nel nulla previa assoluzione, o archiviazione, o insufficienza di elementi di prova o di condanna poi amnistiata. Questo cinico è riuscito brillantemente a mettersi d’accordo con l’opposizione di sinistra che si mostra combattiva al mondo esterno, come se si fosse ancora ai tempi della rivoluzione industriale, ma che nel profondo ha lo stesso disprezzo per gli elettori che ha Berlusconi.
Anch’io preferisco scrivere delle gaffes di Berlusconi. E’ più divertente scrivere che ha nominato Ministro per Pari Opportunità una modella di nudo, anziché spiegare perché la sua coalizione di governo, come primo atto ufficiale, abbia proposto una legge sulla restrizione dell’uso delle intercettazioni. Ora non si può più essere intercettati, se si è sospettati di falsa testimonianza. O se si è sospettati di far parte di un’associazione criminale. I giornalisti che fanno uso di materiale intercettato rischiano fino a tre anni di carcere. E l’opposizione non dice nulla. In ogni caso, non ne sembra molto preoccupata. E perché dovrebbe. I reati, che di solito sono intercettati sono commessi dalle persone dell’establishment. Di cui fanno parte anche i politici del Partito Democratico. Anche la prima proposta legislativa del precedente governo Prodi riguardava la limitazione delle procedure di intercettazione. Solo che non fu approvata.
E’ più divertente scrivere del trapianto di capelli di Berlusconi che del modo in cui la camorra amministra gli affari per lo smaltimento dei rifiuti di Napoli o di come la ‘ndrangheta calabrese faccia 44 miliardi di euro di fatturato, quasi il tre per cento del prodotto interno lordo italiano. O perché una pattuglia di polizia sia intervenuta nel reparto di ginecologia al Policlinico di Napoli per prevenire un aborto - solo perché contro l’attuale legge sull’aborto
Anche i fratelli minori della Spagna danno consigli
Nel frattempo, l’italiano al mio fianco deve trattenere non solo l’umiliazione subita dagli spagnoli, i poveri fratelli minori, in campo sportivo calcistico, ma anche leggere su Repubblica i consigli che il Primo Ministro spagnolo Zapatero dà per far si che l’Italia recuperi il ritardo accumulato in vari campi. Pieni di invidia, gli italiani guardano alla Spagna - e non solo al prodotto nazionale lordo, ma anche perché gli spagnoli ora sembrano fare tutto meglio degli italiani. Zapatero ha preso ripetutamente la lotta con la chiesa cattolica, una lotta che in Italia si dà per persa fin dall’inizio. Mentre Zapatero è riuscito ad introdurre una legislazione per il matrimonio gay e per la rimozione di simboli religiosi dagli edifici pubblici, i politici italiani fanno a gara per baciare la mano del papa.
I miei colleghi tedeschi mi chiedono: Come è possibile che l’unica seria opposizione in Italia sia rappresentata da un comico, un filosofo, un giornalista e un ex magistrato? E io dico: l’Italia è un paese in cui 70 deputati del Parlamento sono pregiudicati. Ma è anche un paese dove milioni di italiani scendono per strada a manifestare per opporsi al dominio di questo Parlamento fatto di pregiudicati.
Quando mi sono resa conto che in questo momento storico le parole non portano a nulla, ho deciso di agire. Perché io, a differenza dei miei colleghi, non mi sono solo limitata a riportare la drammatica perdita di appeal dell’Italia per i tedeschi, ma io l’italiano al mio fianco l’ho sposato. Dopo 19 anni di convivenza.
[Articolo originale di Petra Reski]
cosa rimane quando le luci si spengono?
rimane il brusio di fondo
rimangono i baci dati a persone che non conosci
o che conosci poco
e a persone con le quali avresti ben altro da dire che non baciarsi su una guancia
si stappano spumanti
si fa festa
io baratterei questa mia laurea per un buon verso
per un verso immortale
perché se avessi un verso immortale
sarei io stesso preda di un’emozione immortale
questa laurea
per quanto lunga
non mi rende meno mortale di un verme
non ci trovo alcun senso
non ci sono emozioni immortali in ciò che ho vissuto
ci sono carte
ci sono emozioni anche
ma non immortali
perché non sono emozioni degne dell’eternità
forse però c’è stato un momento
un momento che ha dato un senso al tutto
quando una donna sconosciuta mi è venuta vicino
e mi ha detto:”Non fermarti, è importante che chi si occupa dell’epilessia vada avanti”
mi ha presentato la figlia, in passato epilettica
quello è stato un gesto eterno forse
il gesto di chi spera negli uomini
in chi ha fiducia negli uomini
oltre a quello
c’è stato il bacio + falso della mia vita
il sorriso + falso
la sensazione che si tiri a campare
sempre e comunque
forse ci si aspetterebbe una conoscenza approfondita di qualcuno
una conoscenza rivelata
qualcosa che, per dio, rimanga
un’emozione
almeno un gemito di questa vita
che possa andare oltre il fondo in cui precipiteremo
ma nulla rimane
quello di cui abbiamo bisogno per vivere
è che l’eternità attraversi i nostri corpi
per la durata di una vita
li baci
e scivoli via nell’aria
come le nostre ceneri
in attesa di rivivere
in altri corpi
se non c’è questo
la vita avrà sempre solo la durata dei suoi anni
e non so se sia degna di essere vissuta
invito tutti a leggere questa lettera
ormai mi sembra evidente che il problema non è Napoli, l'Italia, l'Europa
il problema mi sembra l'uomo fin nelle sue radici
(basta cliccare sul simbolo qui sotto per aprire la lettera)
sospesi a un palmo dal fallimento
ci teniamo forte
ai fili che ci stringono
oscilliamo
penzoliamo
da una trave
che nemmeno scorgiamo
come burattini
sorridiamo sinceri
e ci stringiamo
mentre i corpi cozzano
nel nostro teatro ci sono tutti gli attori necessari
corrono sul palco
come dardi
che ci bersagliano
io oscillo tra la staticità e l’impeto
forse non mi fermerò
forse i miei occhi hanno qualcosa da dire
non devo temere
penso
non ho nulla da temere
perché non ho nulla di cui pentirmi
le scuse dovute le ho sempre fatte
ora non ho nulla di cui scusarmi
se è vero che sono innocente
almeno per ora
allora che il sangue scivoli
sui pensieri altrui
che il mio sguardo parli
perché le parole hanno fallito
ma lo sguardo colpirà
dove la coscienza della verità si nasconde
all’ombra di tutte le fughe
di chi non avrebbe il diritto di sorridere
amici
mi sto sforzando
con tutte le mie forze
di stare attaccato
a questo specchio
su cui scivolo
amici
non ho + cuore
il mio si è fermato
ha saltato dei battiti
e si è fermato
amici
sono un tronco
ma stringo i denti
e continuo a correre
amici
rifuggo le domande che ho sempre amato
ma ora scappo
perché mi schiaffeggiano
senza sosta
amici
perdonatemi
per ciò che non sento
io sono con voi
e la cosa + bella per me
sarebbe sentirvi tutti
in me
amici
perdonatemi
porto la colpa di non poter sentire
e vorrei che non fosse così
vorrei scrivere per voi
farei di tutto per riuscirci
faccio di tutto
ma amici
mi hanno sventrato
e io non posso sentire
ve ne prego
non odiatemi
ho chiuso la luna dietro un vetro
spero rimanga lì fino a domani
c’è della poesia nel silenzio delle piante stasera
illuminate da quella luna
una poesia che rimette ogni debito
una poesia che non spera
che è morta in sé
ma che muore in pace
serenamente muore la poesia
placidamente muore la poesia
la poesia che sa risorgere dalle sue ceneri
ma che ora non riesce a colmare la distanza
tra il mio silenzio
e quello della luna
ti voglio bene
quest’entità astratta
è un po’ come quei rusticini che si danno con l’aperitivo
lo si dice sempre come se non tolgano e non mettano
prendiamo un aperitivo
che non gusta il pranzo o la cena
oppure come l’acqua tonica
altra entità astratta
prendi non prendi
che te frega
dici non dici
che te frega
eh ma sono proprio convinti che il rusticino non metta e non tolga alla cena
e così talvolta ci penso
e penso
che vita grama con queste parole gettate al vento come rusticini in un aperitivo
tanto per riempirsi la bocca
piena di parole senza peso specifico
ma certamente piena di argomenti che occhio e croce hanno un peso specifico ben maggiore
(questo è il titolo messo da l corriere. il titolo originale era: lettera ai lettori, che è stato corretto con lettera al direttore)
Caro Direttore, per tutti quelli scioccati dalla stampa di
questi giorni, voglio rassicurare: non siete impazziti e non sono
nemmeno impazziti i giornali. La questione è molto semplice, questo
sistema fradicio e corrotto vede nell'eliminazione del dissenso l'unica
possibilità di salvezza. Scrive Filippo Ceccarelli su Repubblica in
relazione al mio intervento a piazza Navona: «Nulla del genere si era
mai visto e ascoltato a memoria di osservatore». Questa cosa,
Ceccarelli, si chiama libertà. Non hai mai visto una persona che chiama
le cose col suo nome, anche quelle di cui tutti convengono sia
assolutamente vietato parlare, come l'ingerenza inaccettabile del
Vaticano nella vita politica del Paese e nelle vite private dei
cittadini italiani. Caro Ceccarelli, hai fatto un'esperienza
straordinaria. Col tempo apprezzerai la fortuna di esserti trovato lì
l'8 luglio.
Quello che hanno visto i presenti e gli utenti di internet è una
piazza ricolma di gente, che è stata in piedi per tre ore ad ascoltare
e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai media sono
quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel mio
intervento, al contrario di quello che tanti bugiardoni hanno scritto,
gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del
Vaticano e le frasi più forti fra quelle sono state applaudite ancora
di più. Questa manifestazione è stata il giorno dopo descritta come un
fallimento, un errore, un autogol. Stampa e tv hanno tirato fuori il
manganello e con i mezzi della diffamazione, della menzogna e
dell'insulto stanno cercando di scoraggiare chi ha partecipato, a
continuare. Alcune ovvie piccole verità: — A sinistra si lamentano del
fallimento della manifestazione quando l'unico elemento di insuccesso è
costituito dai loro stessi interventi. Se non avessero parlato in tanti
di insuccesso a dispetto dei fatti, la manifestazione sarebbe stata
percepita per quello che è stata: un successone. — Berlusconi e i suoi
sono furiosi per quanto è accaduto e il sondaggio che direbbe che
Berlusconi ci ha guadagnato lo ha visto solo Berlusconi.
Quello che dice potrebbe non essere vero. — L'intenzione di
espellere Di Pietro era già evidente da parte del Pd e non è per me e
Grillo che i due si sono separati. Pare che Veltroni gli preferisca
Casini. Non è una battuta. — Le parlamentari che hanno difeso la
Carfagna sostenendo che io in quanto donna non posso attaccare un'altra
donna, insultando me sono cadute in contraddizione. — Pari opportunità
e Carfagna sono due concetti incompatibili come Previti e giustizia. —
È falso che non si possa criticare il presidente della Repubblica. Si
può e ci sono buone ragioni per farlo ad esempio impugnando il parere
dei cento costituzionalisti sul Lodo Alfano. — È falso che non si possa
criticare e attaccare il Papa. Si può e ci sono buone ragioni per
farlo. Ho letto un po' dappertutto che il Papa sarebbe una figura super
partes. Super partes non è uno che si schiera con tutte le sue forze su
ogni tema, dalla scuola ai candidati alle elezioni, alla moda e alla
cucina, con interventi spesso molto al di sotto delle parti, cosa su
cui anche la Littizzetto, esimia collega, ha efficacemente ironizzato.
— La reazione furibonda di tutto il mondo politico alle parole di
alcuni liberi pensatori, dimostra che gli interventi fatti sono stati
importanti ed efficaci. La repressione dei media rivela la debolezza
politica di una classe dirigente che in entrambi i poli è nata a
tavolino. Gli unici elementi che hanno una oggettiva radice popolare e
sono rappresentati in Parlamento allo stato attuale, sono Lega e Di
Pietro.
E crescono. Berlusconi e Pd calano vertiginosamente. — C'è un
partito finto, il Pd, nato senza idee, tranne quella di fondere due
partiti per ingrandirsi con lo stesso criterio con cui si accorpano le
banche per essere più forti. Questo partito votato controvoglia dalla
maggioranza dei suoi elettori si è rivelato fin dai primi passi un
soggetto politico artificiale, che somiglia più a un «corpo
diplomatico» che altro. Molti dei vip che lo hanno sostenuto ora sono
colti da attacchi isterici constatando che non sta in piedi. Dall'altra
parte ci sono delle idee che vogliono essere rappresentate e discusse.
Idee davvero alternative a quelle del centrodestra. La qual cosa, nel
momento in cui si cerca di costruire un'alternativa, ha la sua porca
importanza e fa sì che queste idee vengano considerate oggettivamente
interessanti dall'opinione pubblica. Per quanto riguarda l'annosa
questione: «Può un comico fare politica?», si tratta anche qui di una
domanda che non esiste in natura. È ovvio e tutti sanno che chiunque
parli a un pubblico fa politica. È ovvio che la politica in una
democrazia la fanno tutti. Ma la vera domanda che si pone è: può un
comico ottenere molto più consenso politico di un politico? Può il
discorso di un comico essere molto più politico di quello di un
politico? I fatti dicono di sì e tocca abbozzare. Potete anche
continuare a menare le mani, ma sarebbe meglio fare uno sforzo di
comprensione. D'altra parte parlo per me ma credo anche a nome degli
altri, le nostre idee sono lì e si possono usare gratuitamente.
Approfittatene.
Sabina Guzzanti
“Il male minore non esiste: è sempre il preannuncio di un male peggiore”
Sylos Labini